La Storia del Pozzo
di San Patrizio
Dal Sacco di Roma alla rocca di Orvieto. Come un papa in fuga commissionò una delle opere ingegneristiche più straordinarie del Rinascimento.
Papa Clemente VII (Giulio de' Medici) · 1523–1534
Il Sacco di Roma
e la fuga a Orvieto
Il 6 maggio 1527 le truppe di Carlo V d'Asburgo irrompono a Roma. Il Sacco che ne segue è uno degli eventi più traumatici della storia europea: chiese profanate, palazzi saccheggiati, migliaia di morti. Papa Clemente VII — al secolo Giulio de' Medici — riesce a fuggire di notte da Castel Sant'Angelo travestito da servitore e raggiunge Orvieto, arroccata sulla sua rupe di tufo.
"Il papa abita nel cadente palazzo del vescovo di Orvieto, dove mancavano le comodità e il decoro confacenti all'eminenza dell'ospite."
Resoconto degli ambasciatori inglesi di Enrico VIII · 1527Orvieto è una città sicura ma isolata, costruita su una rupe difficilmente espugnabile. Il suo tallone d'Achille è l'acqua: in caso di assedio prolungato, la città sarebbe rimasta senz'acqua. Clemente VII decide di risolvere il problema una volta per tutte: commissiona la costruzione di un pozzo straordinario che garantisca l'approvvigionamento idrico anche sotto assedio. Il progetto viene affidato al migliore architetto disponibile: Antonio da Sangallo il Giovane.
Antonio da Sangallo il Giovane
L'incarico di costruire il pozzo della rocca fu affidato ad Antonio da Sangallo il Giovane — nato a Firenze nel 1484, morto a Roma nel 1546 — il più grande architetto del Rinascimento ad aver avuto una formazione strettamente professionale.
Formatosi collaborando con lo zio Giuliano da Sangallo e con il Bramante, Sangallo aveva già dimostrato le sue straordinarie capacità tecniche nella costruzione di rocche e fortezze per conto della famiglia Farnese. Era già attivo a Orvieto quando Clemente VII lo convocò: aveva lavorato alla progettazione dell'Altare dei Magi nel Duomo e al rifacimento del ponte dell'Adunata sul Paglia.
La sua idea geniale fu quella di concepire una doppia rampa elicoidale che girasse esternamente alla camera centrale, in modo che le due scale fossero indipendenti e non comunicanti. Così da una scala si poteva scendere con gli animali da soma ad attingere l'acqua al fondo, attraversare il ponticello di legno e risalire dall'altra senza mai intralciare il traffico opposto.
Schema architettonico del Pozzo · G.B. Cipriani, 1808
La Costruzione
I lavori iniziarono nel 1527 con l'individuazione del punto idoneo allo scavo, in base all'indagine idrogeologica della rupe e ai calcoli sulla profondità delle sorgenti esistenti. Sangallo si stabilì a Orvieto dal 1529, allontanandosi solo nel 1533 per recarsi ad Ancona.
A metà scavo sorsero difficoltà impreviste: dopo il banco roccioso, iniziava uno strato più incoerente di argille e pozzolana. Da quel punto in poi le due scale a chiocciola e le finestre dovettero essere realizzate in mattoni, procedendo dall'alto verso il basso. Nel 1534 morì Clemente VII — il pozzo non era ancora ultimato. Fu il successore Paolo III Farnese a portarlo a compimento nel 1537.
Per celebrare l'impresa, Benvenuto Cellini realizzò una medaglia commemorativa: su un lato il profilo di Clemente VII, sull'altro Mosè che fa sgorgare le acque dalla roccia — con l'iscrizione VT BIBAT POPULUS, "perché il popolo beva".
Vista interna della scala elicoidale · Ludovico Caracciolo, 1832
Perché "di San Patrizio"?
I documenti più antichi chiamano quest'opera semplicemente "pozzo della rocca". Il nome "di San Patrizio" entra in uso solo verso la fine del Settecento, diventando poi per consuetudine la denominazione ufficiale. Il motivo è semplice: la sua straordinaria profondità evocava nella fantasia popolare il Purgatorio di San Patrizio, la leggendaria caverna irlandese collegata all'aldilà .
"Quod natura munimento inviderat,
industria adiecit"
Questa epigrafe latina, incisa sulla cortina di mattoni all'esterno del pozzo, racchiude l'intero spirito dell'impresa: non un semplice pozzo, ma una risposta dell'ingegno umano alla natura. Orvieto costruita su una rupe non aveva sorgenti accessibili — e l'uomo le aveva trovate comunque, scendendo per cinquantatré metri nel ventre della roccia.
Era allora molto famoso un altro Pozzo di San Patrizio, quello dell'isola del Lough Derg in Irlanda. Secondo la leggenda medievale, San Patrizio aveva avuto in quella caverna una visione nella quale Cristo stesso gli indicava la via per raggiungere il purgatorio. Chi vi fosse rimasto un giorno e una notte avrebbe ottenuto il perdono dei peccati. La profondità del pozzo orvietano evocava facilmente questo collegamento con il mondo dell'oltretomba — e così il nome restò.
Galleria Fotografica
L'ingresso del Pozzo, Piazza Cahen · Orvieto
La scala elicoidale vista dal basso
Pianta e sezione · G.B. Cipriani, 1808
Le finestre interne che illuminano le scale
Fotografia storica d'epoca · inizio '900
Gli Eventi Chiave
Il Sacco di Roma
Le truppe di Carlo V d'Asburgo saccheggiano Roma. Papa Clemente VII fugge da Castel Sant'Angelo travestito da servitore e si rifugia ad Orvieto.
Inizio dei Lavori
Clemente VII commissiona il pozzo ad Antonio da Sangallo il Giovane. Inizia l'individuazione del punto idoneo allo scavo sulla rocca di Orvieto.
Il Papa lascia Orvieto
Clemente VII torna a Roma dopo oltre sei mesi di esilio orvietano. I lavori al pozzo continuano sotto la sua supervisione a distanza.
Sangallo a Orvieto
Sangallo si stabilisce ad Orvieto per dirigere i lavori. Affronta le difficoltà dello strato di argille e pozzolana a metà scavo, adottando la tecnica della sottomurazione in mattoni.
Scoperta delle Tombe Etrusche
Durante lo scavo vengono rinvenute alcune tombe etrusche con corredi funerari. La scoperta non ferma i lavori.
Morte di Clemente VII
Il papa committente muore senza vedere il pozzo ultimato. Gli succede Paolo III Farnese, che decide di portare a termine l'opera.
Simone Mosca e il Completamento
Paolo III visita Orvieto e assegna al toscano Simone Mosca i lavori di completamento e decorazione finale del pozzo, tra cui la lavorazione della pietra per le porte d'ingresso.
Il Pozzo è Completato
Dopo dieci anni di lavori, il Pozzo di San Patrizio viene ultimato. Con i suoi 53 metri di profondità , 248 gradini per scala e 72 finestre interne, diventa subito una delle meraviglie del Rinascimento.
La Seconda Meraviglia di Orvieto
Già nelle guide di fine Settecento definito "la seconda meraviglia di Orvieto dopo il Duomo", il pozzo è oggi una delle attrazioni più visitate dell'Umbria e un simbolo dell'ingegno rinascimentale italiano.
FAQ — La Storia
Chi ha costruito il Pozzo di San Patrizio?
Fu progettato da Antonio da Sangallo il Giovane, architetto fiorentino nato nel 1484. Fu commissionato da Papa Clemente VII nel 1527, dopo il Sacco di Roma, quando il papa si rifugiò a Orvieto.
Quando fu costruito il Pozzo di San Patrizio?
I lavori iniziarono nel 1527 e si conclusero nel 1537, sotto il pontificato di Paolo III Farnese. La costruzione durò circa 10 anni.
Perché si chiama Pozzo di San Patrizio?
I documenti più antichi lo chiamano semplicemente "pozzo della rocca". Il nome San Patrizio entrò in uso verso la fine del Settecento perché la sua profondità evocava il Purgatorio di San Patrizio, la leggendaria caverna irlandese collegata all'aldilà .
Quanti gradini ha il Pozzo di San Patrizio?
248 gradini per ciascuna delle due scale elicoidali, per un totale di 496 gradini. Le scale sono indipendenti e non comunicanti — una per la discesa, una per la risalita.
Quanto è profondo il Pozzo di San Patrizio?
53 metri di profondità , con un diametro esterno di 13 metri e un diametro interno di circa 4,6 metri. All'interno sono presenti 72 finestre che illuminano le scale elicoidali.
Perché fu costruito il Pozzo di San Patrizio?
Per garantire l'approvvigionamento idrico di Orvieto in caso di assedio. Dopo il Sacco di Roma del 1527, Clemente VII si rese conto che la città era vulnerabile per la mancanza di acqua. La doppia scala permetteva agli animali da soma di scendere, attingere l'acqua e risalire senza mai incrociarsi.
Cosa rende unica la costruzione del Pozzo di San Patrizio?
La doppia rampa elicoidale indipendente: due scale a chiocciola che girano intorno alla camera centrale senza mai incrociarsi. Un sistema di circolazione a senso unico — scendi da una scala, risali dall'altra — che non ha precedenti nell'architettura rinascimentale.
Ora che conosci la storia,
è tempo di viverla
Cinquantatré metri nel ventre della roccia, 248 gradini, 72 finestre che filtrano la luce. Un'esperienza che nessuna descrizione può restituire completamente.